Noel Gallagher’s High Flying Birds – Chasing Yesterday: recensione album track-by-track

Il team de Lo Schiaffo (visitate il loro blog qui) ha avuto l’opportunità di ascoltare in anteprima il nuovo album di Noel Gallagher “Chasing Yesterday” (sugli scaffali dal prossimo 2 marzo) e ha deciso di recensirlo in esclusiva per noi di Squeezer.

A differenza del precedente album, “Chasing Yesterday” non racconta una storia o comunque non ha un filo conduttore dalla prima all’ultima canzone. Il risultato è infatti straordinario: ogni canzone potrebbe far parte di un album a sé stante eppure, ascoltati tutti insieme, i brani danno un senso di completezza difficili da trovare nel mondo moderno della musica. Ma andiamo più da vicino, canzone per canzone (tralasciando i singoli già estratti), ed analizziamo in poche parole quali sensazioni trasmette. Ovviamente sono impressioni che ho avuto dall’assaggio completo di tutti i brani quindi non sarà tecnica e dettagliata ma sarà una relazione descrittiva a 360°.

Riverman – riesce a legare parole e musica in maniera omogenea e l’assolo di chitarra (Noel Gallagher Style) riesce a farti staccare completamente dal brano per noi farti ritornare nel bel mezzo della festa grazie ai suoni delle trombe.

The girl with X-ray eyes – lo so, lo so. Un giornalista non dovrebbe esprimere pareri personali ma lo faccio: E’ la mia preferita. Ti trascina con forza tra i tuoi ricordi per farci a pugni. Di solito se ne esce vittoriosi. Non credevo riuscisse a fare ancora canzoni del genere, emozionanti e riflessive. Ritornello perfetto.

Lock all the doors – tra “the shock of the lightning” e “roll with it” da un’energia pazzesca. Batteria travolgente e riff di chitarra molto orecchiabile. Ah! Su Youtube C’è una versione demo di Liam che canta una prima versione di questa canzone del 1995, da brividi.

The dying of the light – Canzone molto conosciuta tra i mad feri t dato che anche questa è una demo che va in giro da 20 anni. Noel dice di non essere mai riuscito, fino ad adesso, a legare il ritornello con il testo. Beh, complimenti, ci sei riuscito alla grande.

The right stuff – Brano quasi completamente strumentale, la voce viene dopo un bel minuto e mezzo quando giri di accordi si susseguono dando sempre più spazio al basso, e alle trombe. Classica canzone da ascoltare fino allo sfinimento, non stancherà mai!

While the song remains the same – Adoro questa canzone (ho detto di nuovo la mia, ok!). Nulla di eccezionale, la batteria fa una parte importante e soprattutto la voce di Noel: dolce come quella di un bambino. Chitarra esplosiva.

The mexican – la più spassosa e divertente di tutto l’album. E’ veramente unica a partire dai legni usati per dare quel tocco “bongo” e dalle trombe (molto presenti in tutto il cd). Le seconde voci in falsetto sono la glassa sulla torta.

You know we can’t go back – L’avrei vista più come brano di chiusura (l’ultima è ballad of the mighty). Movimentata e coinvolgente, non particolarmente rilevante come le altre ma sempre di ottimo livello.

Ed ecco terminata la carrellata delle canzoni che tra breve, il 2 Marzo 2015, potrete ascoltare fino alla nausea. Album consigliatissimo a tutti, sia agli appassionati degli Oasis che a quelli degli One Direction. La buona musica parla una lingua sola: quella di Noel Gallagher.

Pubblicato il 24 febbraio 2015, in Pop, Recensioni Album, Rock con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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