Calvin Harris – Motion: Recensione Album

Anticipato da tre hits come “Under Control“, “Summer” e “Blame“ (tutte finite consecutivamente sul gradino più alto della UK Chart), Calvin Harris riparte alla conquista delle classifiche con la sua quarta fatica discografica “Motion”. Un album in cui il  30enne di Dumfries si destreggia con disinvoltura nei panni di autore, producer e cantante. Ecco la nostra recensione.


15 brani in poco meno di 56 minuti che, giusto per mettere le cose in chiaro, si aprono  con la voce del britannico (adesso lo possiamo dire visto che il referendum per l’indipendenza della Scozia, di qualche mese fa, non è passato), intento ad impreziosire le note dance di “Faith”. Tocca poi alle collaudatissime Under Control e Blame, due pezzi che non hanno certo bisogno di presentazioni, frutto, rispettivamente delle collaborazioni con il synthpop duo Hurts e con il collega svedese Alesso (nel primo caso) e con John Newman (nel secondo).

Senza troppa fatica arriviamo alla traccia numero quattro “Love Now”, dove ad accoglierci c’è la prima voce femminile dell’album, quella di Vanya Taylor, cantante del trio londinese All About She, che accompagna un pezzo baroque pop, contornato da violini in stile Clean Bandit. Dopo lo spiazzante intermezzo techno strumentale (alla Gesaffelstein) di Slow Acid, a riaccendere la luce arriva la timbrica celestiale di Ellie Goulding, protagonista in Outside (scelto come quarto singolo estratto).

Luce che come in una sorta di rollercoaster, cresce di intensità e diventa intermittente con la big room banger “It Was You”, firmata insieme al dj duo olandese Firebeatz, cala leggermente con la hit estiva per antonomasia Summer, ritorna a salire con “Overdrive” (altra banger prodotta questa volta con Ummet Ozcan), si adagia dolcemente sulle note della ballad “Ecstasy” (in cui ritornano gli Hurts) e della midtempo “Pray To God” (uno dei migliori pezzi dell’album, impreziosito dalle voci delle tre sorelle californiane della band Haim) per poi decollare sulle metriche del rapper Big Sean, protagonista di Open Wide (vocal mix della già ampiamente nota C.U.B.A).

Traccia numero 13, è il turno della guest star più attesa, Gwen Stefani. La suadente voce della cantante e leader dei No Doubt è il vero valore aggiunto di “Together”, un pezzo prodotto impeccabilmente dal buon Calvin, destinato a macinare grossi numeri. La chiusura è affidata alla big room e a due sontuosi drop, quello più bounce di Burnin, confezionato insieme ad un’altro pezzo da novanta della scena EDM come R3hab e quello più dark di “Dollar Signs”, intervallato dalla nuova promessa dell’R&B a stelle e strisce, Tinashe.

In “Motion” il confine tra un artist album nel senso pieno del termine e una compilation, è alquanto labile, ma le indiscutibili doti da hitmaker di Calvin Harris, fanno la differenza.

VOTO: 8/10

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Pubblicato il 5 novembre 2014, in Dance, Hip Hop, Pop con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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