Local Natives – Gorilla Manor, recensione album (Frenchkiss).

Gorilla Manor’, recensione album di debutto dei Local Natives.

Ok, lo abbiamo capito tutti. E’ il periodo del new-folk o se preferite folk revival. Il 2009 è stato segnato da band/artisti come Noah and the Whale, Mumford Son, Grizzly Bear, Devendra Banhart, Sufjan Stevens e chi piùne ha più ne metta.

Il 2010 si apre all’insegna dei Local Natives,quintetto, con base a Silver Lake (L.A), composto da: Taylor Rice (chitarra, voce), Kelcey Ayer (voce, tastiere, percussioni), Ryan Hahn (chitarra, voce), Andy Hamm (basso), Matt Frazier (batteria).

Ora, dopo questa breve introduzione munitevi di un bel frullatore prendete dosi di Fleet Foxes, dei sopracitati Grizzly Bear, uno spicchio di Animal Collective e una punta di Noah and the Whale. Frullate, frullate e frullate. Il risultato che otterrete sarà Gorilla Manor, ovvero l’album di debutto dei Local Natives.

Perchè Gorilla Manor?? Gorilla non è riferito alla tanto famosa specie animale come avrete subito pensato, piuttosto il Gorilla Manor è il nome dell’appartamento affittato dai cinque losangelini ad Orange Country, con lo scopo di passare più tempo possibile insieme e potersi cementare come vero e proprio gruppo. 12 brani per nulla pesanti e che scorrono via veloce, senza troppo pesare, nonostante i 52 minuti di durata, compongono questo loro primo lavoro, dato alle stampe per Infectious, label britannica che tra i suoi ha pure i Temper Trep (altra band rivelazione di questo 2010) e General Fiasco.

Le prime cinque canzoni lasciano quasi a bocca aperta, tanta è la bravura dei cinque di mescolare alla perfezione influenze rock, folk e pop. Wild Eyes, il brano di apertura, è tante cose messe insieme, un brano allegro ma allo stesso tempo malinconico in cui è subito possibile notare la loro influenza FleetFoxiana.

La successiva Airplanes ha dalla sua un testo toccante, dedicato a qualcuno che se ne è andato (il nonno di uno dei componenti) a cui si chiede di tornare. Sun Hands, come World News e Shape Shifter, è fortemente ispirata dalle coralità dei vecchi Crosby, Stills & Nash ma con melodie molto più sgargianti e con un continuo alternarsi di cambi di tempo e sonorità.

Siamo già a metà disco ed è proprio qui che si incontra quella che per il sottoscritto è la migliore dell’intero album, ovvero Camera Talks con sonorità piacevoli contornate da violini e tastiere e un tocco di reggae. Ottima anche la cover dei Talking Heads che senza dubbio hanno influenzato il gruppo.

Il finale, pur essendo sempre di buon livello, perde un pò di originalità. Le sonorità sono forse un po troppo 60’s e la band non riesce a dare quel tocco di originalità che invece ha segnato la prima metà del loro lavoro.

Il debutto dei Local Natives resta quindi più che positivo. Melodie originali e sonorità che rimandano ad un epoca che ha segnato il corso della musica folk permetteranno a questo disco di diventare, forse, di sicuro non nel nostro “tanto amato” Paese, uno dei migliori dischi dell’anno.

voto 7/10

Local Natives – Airplanes

Local Natives – Gorilla Manor, tracklist:

  1. Wide Eyes
  2. Airplanes
  3. Sun Hands
  4. World News
  5. Shape Shifter
  6. Camera Talk
  7. Cards & Quarters
  8. Warning Sign
  9. Who Knows Who Cares
  10. Cubism Dream
  11. Stranger Things
  12. Sticky Thread
  13. Sun Hands (KEXP Session)
  14. Camera Talk (KEXP Session)

Link > LocalNatives.com

Pubblicato il 16 aprile 2010, in Album della Settimana con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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