La solitudine dei numeri primi: recensione film di Saverio Costanzo tratto dal libro di Paolo Giordano.
12 settembre 2010 9 commenti

La recensione di La solitudine dei numeri primi, film diretto da Saverio Costanzo con protagonisti Alba Rohrwacher e Luca Marinelli.
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Era sicuramente un’impresa difficile per Saverio Costanzo non deludere le aspettative dei molti fan del romanzo di Paolo Giordano.
La storia di Alice e Mattia è la storia di due bambini fragili, profondamente segnati dalle ferite incise da alcuni traumi infantili – la colpevole morte della sorella di uno e un incidente sciistico che rende claudicante l’altra – che li costringono a crescere in fretta e a sentire prima dei coetanei il peso della responsabilità e della solitudine.
I due s’incontrano alle scuole superiori e fra di essi s’instaura un’intimo rapporto indefinibile e incompleto; come numeri primi gemelli, destinati a correre paralleli per sempre, incapaci di fare a meno l’uno dell’altro, rimangono separati da un’impalpabile bolla d’aria che al tempo stesso li costringe a tenersi ancora più stretti per non dividersi di più.
La trasposizione della toccante vicenda in ambito cinematografico non delude il pubblico in sala, dalla quale si alza solo qualche patetico fischio alla presentazione del logo Medusa; il film viene applaudito e favorevolmente commentato. La trama, a parte qualche piccolo taglio e dettaglio, è fedele al romanzo e solo l’intreccio viene leggermente ma giustamente modificato per la necessità di aumentare la suspense. Forse ci si sarebbe potuto aspettare un approccio un po’ più profondo ad una vicenda che molto si presta ad essere esaltata originalmente in qualche dettaglio, come personalmente mi pare sia stato fatto solo nella scena del matrimonio di Viola, l’amica invidiosa, quando, separati dalla pista da ballo, districandosi tra la folla, Mattia e Alice accennano a volteggiare come se stessero danzando l’uno nelle braccia dell’altro.
La conclusione rimane sospesa, come rimane sospeso il giudizio su un compito svolto bene ma senza sorprese né troppa personalità. Notevoli le interpretazioni dei giovani attori protagonisti, Luca Marinelli e Alba Rochwacher.
Mattia Vinci per Paper Street






Film deludente. Costanzo è troppo preoccupato di rendere comprensibile una vicenda che invece dovrebbe sondare più l’aspetto interiore dell’animo umano. Il montaggio alternato nel tempo non aiuta. Bravi gli attori. La delusione è palpabile perché manca un registro unitario forte.
Bellissimo il libro. Film deludente. Incomprensibile se non si è letto il libro. Il montaggio alternato nel tempo non aiuta. Bravi gli attori.
film angosciante e privo di introspezione. Non ti lascia nulla. Bravi gli attori ma si vede con difficoltà per la lentezza e la mancanza soprattutto all’inizio di un filo conduttore. Molto meglio il libro. Se lo avete letto non andate a vedere il film
Film immeritatamente osannato. Soprattutto durante il secondo tempo nasce forte nello spettattore il desiderio di andarsene via. I titoli di coda: una liberazione. Con film così non c’è da stupirsi che il cinema italiano sia in crisi.
Un film veramente atroce
Tanto bello il libro quanto brutto il film………..la storia è accennata,spezzettata,buttata lì senza capo nè coda.
Ho l’impressione che Saverio Costanzo abbia voluto tentare la strada di un noire o di un’opera quasi visionaria….ovviamente senza riuscirci.
Non c’è originalità nè fedeltà al romanzo…….nè carne nè pesce insomma….
Al posto di Giordano sarei abbastanza incazzata!!!!!
Povero cinema italiano!
consiglio a tutti di spendere in altro modo 2 ore piuttosto che passarle di fronte a questa pellicola squallida e scadente. dire che è un film lento è davvero una forma di gentilezza. è noioso e oltretutto pretende di essere originale rendendosi a tratti ridicolo. brutti i personaggi (non se ne salva uno), non lascia davvero nulla se non la sensazione di aver perso tempo.
io sono arabo il giovedi acchi ora
?