Ho sognato di Te, Ben Sherwood: il libro della settimana.

Ogni libro racchiude tra le sue pagine qualcosa di magico, qualcosa che ci porta ad odiarlo, amarlo, guardarlo con curiosità, o semplicemente ci spinge verso un raffronto con quello che ci circonda.

Il luogo perfetto per “farti scegliere da un libro”, uno scaffale zeppo di testi e l’occhio che cade su un’opera di un autore per me semisconosciuto, leggo il titolo, Ho Sognato di Te.

Con me il romanticismo “per forza” non funziona. Prendo il testo tra le mani, leggo la trama, sfoglio qualche pagina, niente da fare, ormai mi ha scelto, devo entrare tra le sue pagine. Il libro di Sherwood è  scritto in modo semplice e scorrevole, e questo a vantaggio di un pubblico vasto. Si fa capire e vorrebbe emozionare. Vorrebbe, perche con me non c’è riuscito.

Ecco la trama:
Sopravvivere all’incidente che ha stroncato la vita del proprio fratello è un evento straziante. Essere la causa di quello stesso incidente è insopportabile. Questo è successo a Charlie St.Cloud. Aveva solo 15 anni: troppo pochi per guidare un’automobile, ma abbastanza per farsi venire l’idea più pericolosa che avesse mai avuto: prendere in prestito la macchina dei vicini per portare il fratello Sam alla partita dei Red Sox. L’impatto fu violentissimo, i cuori di entrambi si arrestarono. Poi, inspiegabilmente, quello di Charlie ricominciò a battere, mentre quello di Sam non riprese mai più. Non per questo però, le loro esistenze si divisero…

A tutti è capitato di perdere una persona cara, e di sperare con la rabbia che brucia dagli occhi che in fondo qualcosa sia rimasto, un soffio di fiato, una presenza invisibile. A tutti è capitato di sperare che forse un sentiero per il cielo non è per forza l’universo.

Questo libro ci porta a “sperare”, a sognare che dopo questo viaggio alla continua ricerca di risposte, c’è qualcosa di tangibile, e non una cantina vuota avvolta dalle tenebre.

Diciamo subito che l’autore mescola tutti gli ingredienti possibili affinché la storia possa risultare strappalacrime: la persona defunta, il classico fantasma che non ci abbandona, e ancora relazioni con l’aldilà. Sa un po’ di film visti e rivisti, un po’ di argomenti trattati fino ad essere consumati. Questa è la grande pecca del testo. Ma leggendolo ho desiderato come un bimbo che quella persona che voglio definire ormai “lontana”, potesse essere lì accanto a me, e mi sarebbe bastata questa consapevolezza, senza la necessità di doverla vedere o toccare.

Il primo rigo del tomo è  una specie di sunto di tutto quello che ci aspetta: Io credo nei miracoli. Penso che non si tratti di religione, di credenze o di scetticismo, se ci si lascia avvolgere dalle coperte cartacee di quest’opera, potrebbe spuntare un piccolo sorriso sulle labbra, di tanto in tanto, e distrattamente credere che forse, chissà…

Come ci dice l’autore, questo libro ci parla di seconde possibilità, chi non ne vorrebbe avere una?

Chi non ha mai pensato che basterebbe un secondo, solo uno, solo per potergli dire ciao?

Non sarà un best – seller, non mi avrà rapito il cuore, ma questo volume ci porta a riflettere.

Ci parla di terra di mezzo, Paradiso, legami indissolubili, e presenze che mai ci abbandoneranno.

E allora, alzi la mano chi non ha creduto di sentire, ascoltare, intravedere, qualcosa o qualcuno che è volato via.

Chi non ha sognato, e svegliandosi ha creduto che quel sogno non era un caso, ma una carezza dall’Aldilà?

Che cosa fareste voi se una mano vi toccasse la spalla, ma girandovi non trovaste altro che aria vuota?

Ci sono domande impossibili, e risposte che conosceremo solo quando ci saremo dentro.

Io non credo e forse si. Io non ho mai avvertito nulla, o appena, o era fantasia.

E Voi?

In breve, il libro si legge in poco tempo, qualche metafora qua e là di indiscusso valore e una trama che cavalca veloce le emozioni dei più puri di cuore. Da leggere, per chi cerca speranza, conforto, per chi ci crede o ha solo sperato. Ma anche per chi non ci pensa proprio, per chi “finisce tutto con l’ultimo respiro”, per chi non spera.

Forse Sherwood vi saprà  regalare una frazione di secondo colma di speranza. Forse butterete il testo nel dimenticatoio. Forse vi aiuterà, perché  è tutto vero, o perché avete voluto usare la vostra fantasia come ancora di salvataggio in un mare che vi era arrivato alla gola.

Avete notato quanti forse? Quante domande?

Chiuderei affermando che è  il libro delle domande e dei forse e dei perché e del chissà… Non che racchiuda tutte le risposte, anzi, ma fa spuntare nelle nostre menti, a volte assopite, un prato fiorito di riflessioni e per qualcuno, speranze.

Francesco Borrasso

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